██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Yoga
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Con il sostantivo maschile mwfqsanscrito mwfgyoga (mwfwdevanāgarī: योग, adattato anche in mwgaioga) nella terminologia delle religioni originarie dell'mwgqIndia si indicano le pratiche mwggascetiche e mwgwmeditative.cite-ref-2[2] Non specifico di alcuna particolare tradizione mwiaindù, lo yoga è stato principalmente inteso come mezzo di realizzazione e mwiqsalvezza mwigspirituale, quindi variamente interpretato e disciplinato a seconda della scuola.cite-ref-flood127-3-0[3]
Tale termine sanscrito, con significato analogo, viene utilizzato anche in ambito mwkabuddhista e mwkqgiainista. Come termine collegato alle mwkgmwkwdarśana, mwlayoga-darśana (dottrina dello mwlqyoga) rappresenta una delle sei mwlgmwlwdarśana, ovvero uno dei "sistemi ortodossi della filosofia religiosa" mwmaindù.cite-ref-4[4] In epoca molto più recente, si è cercato di diffondere lo Yoga anche nel mondo occidentale.cite-ref-5[5]
I praticanti di tale disciplina prendono il nome di mwogyogi.cite-ref-6[6]
Contents
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Origine e significato del termine
Molti studiosi, tra i quali il rumeno mwqgMircea Eliade (1907 – 1986), storico delle religioni, riferiscono il termine mwqwyoga alla radice (devanāgarī:mwrayuj- (युज्) con il significato di "unire",cite-ref-7[7] da cui anche il mwsqlatino mwsgiungere e mwswiugum, il mwtagermanico mwtqjoch, l'inglese yoke (giogo), eccetera.cite-ref-8[8] Da questa radice verbale derivano altri termini sanscriti quali: mwugyuj (verbo) con il significato di "unire" o "legare", "aggiogare";cite-ref-flood127-3-1[3] mwvwyúj (aggettivo) "aggiogato", "unito a", "trainato da"; mwwayugá (sostantivo) ossia il giogo che si fissa sul collo dei buoi per attaccarli all'aratro.cite-ref-9[9]
Il termine mwxgyugà si riscontra già nel più antico dei mwxwmwyaVeda, il mwyqṚgveda, con il significato di "giogo".cite-ref-10[10] mwzgAnanda Coomaraswamy (1877 – 1947), storico dell'arte singalese, ricorda in tal senso il brano del mwzwṚgveda dove viene indicato che l'uomo deve:
«aggiogare se stesso come un cavallo disposto ad obbedire»
(Ṛgveda Saṃhitā, V.46.1, citato in Ananda Kentish Coomaraswamy, Induismo e Buddhismo, Milano, Rusconi, 1973, p. 76)
In tale accezione, il termine è chiaramente adoperato anche nello mwawmwbaŚatapatha Brāhmaṇa (mwbqX secolo ca. a.e.v.)cite-ref-11[11]
Da qui il significato, posteriore, di mwcwyoga come insieme di tecniche anche meditative aventi come scopo l'"unione" con la Realtà ultima e tesa ad "aggiogare", "controllare", "governare" i "mwdasensi" (mwdqindriya) e i vissuti da parte della coscienza.cite-ref-12[12] L'evoluzione appare evidente in questo passo della successiva mwegKaṭha Upaniṣad:
«I sensi sono i cavalli, gli oggetti dei sensi sono quelli che vi corrono dietro.»
(Kaṭha Upaniṣad, III.4; citato in Dasgupta 2005, p. 44cite-ref-13[13])
Nella sua accezione religiosa e filosofico religiosa, il termine mwgwsanscrito mwhayoga è così reso nelle altre lingue asiatiche:
• in mwhwcinese 瑜伽 mwiayúqié, mwiq yújiā;
• in mwiwgiapponese 瑜伽 mwjayuga;
• in mwjgcoreano 요가 mwjwyoga;
• in mwkqvietnamita mwkgDu-già;
• in mwlatibetano ཡོ་ག་ mwlqsbyor ba;
• in mwlwthailandese โยคะ mwmayokha.
Uso contemporaneo
Nel linguaggio corrente, con "yoga" si intende il più delle volte un variegato insieme di attività che spesso poco hanno a che fare con lo Yoga tradizionale, attività che comprendono mwmwginnastiche del corpo e della mwnarespirazione, discipline psicofisiche finalizzate alla meditazione o al rilassamento,cite-ref-14[14] tecniche miste che unirebbero lo Yoga con tradizioni lontane, eccetera. Si è dunque assistito a tutto un proliferare di pseudo branche dello Yoga e di maestri proclamatisi tali senza l'appartenenza a un lignaggio:
«Ciò che contraddistingue lo Yoga non è solamente il suo aspetto
pratico
, ma anche la sua natura
iniziatica
. Non si può imparare lo Yoga da soli; è indispensabile la direzione di un maestro (
guru
).»
(Mircea Eliade, in Eliade 2010, p. 21)
In senso ampio, lo Yoga è una via di realizzazione spirituale che si fonda su una sua propria filosofia, un percorso che diviene via via sempre più totalizzante, non un qualcosa al quale ci si può riferire con espressioni come "fare un po' di yoga":
«Senza dubbio la pratica disciplinata costituisce una delle caratteristiche peculiari dello Yoga in quanto sistema, ma, come sarà più oltre chiaro, lo Yoga possiede una sua visione su molti altri argomenti come la psicologia, l'etica e la teologia.
»
(Surendranath Dasgupta, in Dasgupta 2005, p. 5)
La dottrina dello Yoga nelle Upaniṣad vediche
Se dunque nei mwrgmwrwVeda, segnatamente nella mwsamwsqṚgveda Saṃhitā, termini correlati al termine mwsgyoga hanno il compito di suggerire agli uomini di "imbrigliare" i propri sensi, pensieri e vissuti per dedicarli con talento alle attività religiose e spiritualicite-ref-16[16], nelle successive mwtwmwuaUpaniṣad che tale termine inizia ad avere dei significati più precisi e tecnici.
È nella mwugKaṭha Upaniṣad, collegata al mwvaKṛṣṇa Yajurveda, che il termine mwvqyoga compare per la prima volta.cite-ref-17[17] Questa mwwgUpaniṣad del periodo medio, databile intorno al V sec. a.e.v., discostandosi dal clima dei grandiosi miti cosmogonici delle mwwwUpaniṣad antiche, si apre a speculazioni più specificamente filosofiche e psicologiche, preannunciando elementi che poi saranno sviluppati a fondo nelle successive mwxamwxqdarśana, le scuole interpretative dell'mwxginduismo.
«Il saggio, in seguito alla realizzazione dello
yoga
individuale (
adhyātma yoga
), avendo contemplato [in sé] il Dio che è difficile da vedere, che è sprofondato nel mistero, che giace nel cuore, che è riposto nella cavità, che è l'antico, abbandona il piacere e il dolore.»
(Kaṭha Upaniṣad, I.2.12, traduzione di Pio Filippani Ronconi, in Upaniṣad antiche e medie, Torino, Boringhieri, 2007, p. 347)
Ovviamente, "Adhyātma" non significa "individuale". L'Adhyātmayoga è la contemplazione dell'Ātman.
Composta fra il IV e il II secolo a.e.vcite-ref-18[18], questa mw0gUpaniṣad riveste un posto particolare, in quanto contempla temi che saranno propri del successivo mw0winduismo: l'aspetto mw1ateistico; la fede come devozione, la mw1qbhakti; il concetto di energia divina, la mw1gmw1wśakti, ossia la potenza creatrice del Dio, il suo aspetto immanente; lo Yoga.
«A questo punto, avendo controllato i suoi soffi vitali e trattenuto il moto del respiro, allorché il
prāṇa
è raffrenato, espiri dal naso; come colui che conduce un veicolo trascinato da cavalli cattivi, così pure il saggio trattenga la sua potenza mentale senza distrarsi.»
(Śvetāśvatara Upaniṣad, II.9, traduzione di Pio Filippani Ronconi, in Upaniṣad antiche e medie, Torino, Boringhieri, 2007, p. 323)
Vi compaiono dunque precisi accenni al controllo della respirazione, respirazione collegata al mw4wprāṇa, il principio vitale inteso come "soffio"; e al dominio dell'attenzione inteso come capacità di non essere distratto, quindi di concentrarsi: elementi questi che ritroveremo entrambi nella successiva sistematizzazione dello Yoga classico. Degna di nota è infine la relazione fra Yoga e immortalità, lo Yoga cioè come disciplina salvifica.cite-ref-20[20]
Maitrī Upaniṣad
«Si dice anche altrove
: "Colui che ha i sensi assorti come in un sonno profondo, vede mediante il pensiero più puro (
śuddhitamayā dhiyā
), come in un sogno, nella caverna dei sensi, ma non soggetto al loro potere, [l'intimo movente,] chiamato
oṃ
, che ha la luce come forma, che è libero da sonno, da vecchiaia, da morte, da dolore. Egli stesso, chiamato
oṃ
, diventa lui pure l'intimo movente, libero da sonno, da vecchiaia, da morte, da dolore". Così dice [la
śruti
]: "Per il fatto che egli unifica (
ekadhā yunakti
:congiungere) al
prāṇa
e all
'
oṃ
tutto [il molteplice], e [per il fatto che essi] vengono congiunti (
yuñjate
), si denomina questo [atto] congiunzione (
yoga
) suprema'. L'unità del
prāṇa
e della mente, nonché dei sensi, e la rinuncia a tutte le condizioni [di esistenza], ecco ciò che si considera come unione (
yoga
)".»
(Maitrī Upaniṣad, VI.25, traduzione di Pio Filippani Ronconi, in Upaniṣad antiche e medie, Torino, Boringhieri, 2007, p. 409)
In questa mwaqiUpaniṣad troviamo la più antica suddivisione dello Yoga in mwaqmaṅga (lett.: "braccia", "membra"): mwaqqmwaquprāṇāyāma (controllo della respirazione); mwaqymwaqcpratyāhāra (ritrazione dei sensi); mwaqgmwaqkdhyāna (meditazione); mwaqodhāraṇā ("connessione profonda"cite-ref-25[25]); mwaratarka ("pensiero", "ragionamento"); mwarimwarmsamādhi ("concentrazione").cite-ref-26[26]
«Or ecco il modo di ottenere [l'unione con l'Assoluto]: controllo del resipro [
prāṇāyāma
], ritraimento [dai sensi degli oggetti nelle corrispondenti facoltà] [
pratyāhāra
], meditazione [
dhyāna
], concentrazione [
dhāraṇā
], riflessione [
tarka
], assorbimento [nell'Assoluto] [
samādhi
]; tali sono i sei capisaldi del metodo chiamato Yoga [unione, congiungimento]. Mediante questo, allorché un veggente vede l'Aureo, il Fattore, il Signore, lo Spirito, il
brahman
, la Matrice, allora egli sa, avendo abbandonato il bene e il male, realizza la onniunità nel Supremo inalterabile.»
(Maitrī Upaniṣad, VI.18, traduzione di Pio Filippani Ronconi, in Upaniṣad antiche e medie, Torino, Boringhieri, 2007, pp. 405-406)
Si tratta quindi di una suddivisione in sei membra, che rispetto a quella classica degli mwarsmwarwYoga Sūtra manca delle norme di carattere generale e morale (le osservanze e le restrizioni: mwar0yama e mwar4niyama), e dove il ragionamento prende il posto della posizione (mwar8āsana). mwasaTarka è da intendersi come la riflessione ragionata sugli argomenti delle scritture, dei mwaseVeda. Ciò testimonierebbe, secondo questa mwasiUpaniṣad, che in questo stadio lo Yoga era principalmente una disciplina di carattere speculativo.cite-ref-27[27]
Le vie dello Yoga nella Bhagavadgītā
«È appunto questa disciplina antica che io ti ho insegnato oggi. Tu sei il mio fedele adoratore e mio amico; tale è il supremo segreto.»
(Kṛṣṇa: Bhagavadgītā, op. cit, IV.3)
I 18 canti estratti dal mwas4Bhīṣma Parva, sesto libro del vasto poema epico mwas8mwataMahābhārata, noti come "Il canto del Divino", costituiscono un poemetto a parte per la decisiva importanza storica e dottrinale che essi rivestiranno nell'mwateInduismo ortodosso.cite-ref-28[28] Di datazione incerta, ma comunque non successiva al III-II secolo a.e.v. nella loro stesura finale, salvo ritocchi posteriori, la mwatyBhagavadgītā è incentrata sul dialogo fra il principe Arjuna e il dio mwatcKṛṣṇa, ottavo mwatgmwatkavatāra di mwatoVisnù. Il confronto, sempre in sospeso fra toni ieratici e punte di alto lirismo, è ambientato in un campo di guerra, là dove Arjuna si ritrova a dover fronteggiare in battaglia i suoi stessi familiari. L'angoscia del combattimento e il dilemma morale lo assalgono costringendolo a fermarsi.cite-ref-29[29] È qui che Kṛṣṇa, sul carro di Arjuna in veste di auriga, risponde ai suoi dubbi, gli espone le vie della realizzazione, e a lui si manifesta come Dio.cite-ref-bhag-30-0[30]
Nella mwauqGītā il termine mwauuyoga compare spesso, ma quasi sempre non inteso nel senso di tecnica psicofisica o visione filosofico-religiosa compiuta come in seguito sarà,cite-ref-31[31] bensì come condotta di vita, via o percorso verso il divino e quindi verso la mwauoliberazione. La molteplicità di questi cammini che Kṛṣṇa presenta ad Arjuna costituisce l'insieme delle vie dello Yoga così come in quest'opera esposte. Fra queste rivestono maggior importanza:cite-ref-flood-2006-p-171-32-0[32] il mwau8Karma Yoga, la via dell'azione sacralizzata; il mwavaJñāna Yoga, la via della conoscenza spirituale; il mwaveBhakti Yoga, la via dell'abbandono devozionale a Dio; il Dhyāna Yoga, la via della meditazione.cite-ref-bhag-30-1[30] Al di là delle particolarità che contraddistinguono i singoli percorsi, lo Yoga esposto in quest'opera è chiaramente mwavcteistico, e si presenta come il risultato di una vasto intento sintetico, nel quale ogni via di salvezza è considerata efficace se percorsa nel principio validante della fede.cite-ref-33[33]
mwav4Karma Yoga
Il termine mwawamwawekarma è generalmente tradotto con "azione",cite-ref-34[34] e nelle tradizioni dell'induismo è connesso alla dottrina del ciclo delle rinascite, il mwawymwawcsaṃsāra, tramite quella legge nota appunto come "legge del karma", in base alla quale ogni azione dell'individuo senziente può essere causa di conseguenze che vincolano il suo corpo trasmigrante a tornare in vita dopo la morte del corpo fisico. Si è qui di fronte a una teoria fondamentale in tutte le tradizioni religiose non solo dell'induismo, ma anche del mwawgbuddhismo, del mwawkgiainismo e del mwawosikhismo. La liberazione, il mwawsmwawwmokṣa, da questo ciclo delle reincarnazioni è il fine ultimo di queste tradizioni, perché tornare in vita non è che ritornare nelle sofferenze della vita. Il problema che la mwaw0Bhagavadgītā si trova a dover affrontare è in fondo il dilemma fondamentale di ogni essere umano: come conciliare il proprio agire quotidiano con la legge mwaw4morale. E Arjuna si trova in una situazione limite, ben più ardua di quella dell'individuo comune: è a capo di un esercito e dall'altra parte egli vede schierati i suoi stessi consanguinei.
mwaxaKṛṣṇa espone ad Arjuna la dottrina del Karma Yoga, che a un primo livello di comprensione è letta come la via dell'mwaxeazione disinteressata, il distaccamento cioè dai frutti dell'azione stessacite-ref-35[35] e l'adesione al proprio dovere sociale (mwaxysvamwaxcdharma) in quanto tale e non come strumento per raggiungere, o evitare, questo o quell'obiettivo, o ostacolo.cite-ref-36[36] Più in profondità il Karma Yoga pospone la via dell'mwaxwascetismo alla via dell'impegno sociale, reinterpretando quest'ultimo in un'ottica sacralizzata:
«Ma colui che, padroneggiando i sensi mediante la mente, intraprende con distacco la pratica dello Yoga dell'azione, mettendo in opera le proprie facoltà attive, quegli eccelle [fra gli asceti]. Quanto a te, compi le azioni prescritte, perché l'azione è superiore all'inazione e la tua vita corporale non potrebbe essere mantenuta senza che tu agisca. A eccezione delle opere compiute per uno scopo sacrificale, l'azione è ciò che in questo mondo incatena.»
(Bhagavadgītā, op. cit, III.7-9)
L'agire disinteressatamente, in accordo col proprio ruolo sociale diventa quindi atto sacrificale col quale l'uomo rende a Dio ciò che Dio ha creato:cite-ref-37[37]
«Così gira la ruota [cosmica]. Colui che, quaggiù, non la fa girare a sua volta, conduce una vita empia e si compiace delle fruizioni sensibili, scorre invano la sua vita, o figlio di Pṛthā.»
(Bhagavadgītā, op. cit, III.16)
Il «trionfo» della mwaycBhagavadgītā, usando un'espressione di Mircea Eliade, è in questo suo dare la possibilità di rendere sacra ogni azione profana vivendola come atto rituale, gesto sacro offerto a Dio, foss'anche un atto "immorale" come quello di Arjuna. Dissolvendo così nel sacrificiocite-ref-38[38] il frutto dell'azione, l'individuo non "genera nuovo karma", si svincola dal ciclo delle rinascite e può finalmente aspirare alla liberazione.cite-ref-39[39]
mwaziBhakti Yoga
La mwazqmwazubhakti è la mwazydevozione verso una divinità personale, il Signore (Bhagavān), o anche verso il proprio maestro spirituale, attualmente espressa in varie tradizioni religiose dell'induismo come adorazione, trasporto emotivo intenso e resa totale.cite-ref-40[40] La mwazsbhakti così intesa è propria dei cosiddetti "movimenti devozionali", affermatisi verso il VII secolo nell'mwazwIndia del Sud e poi estesisi altrove, ma già presenti nel periodo in cui la mwaz0Gītā veniva composta.cite-ref-41[41] Nella mwaaiGītā compare inoltre per la prima volta la concezione che il Signore possa ricambiare l'affetto del devoto,cite-ref-flood-2006-p-171-32-1[32] essergli amico e anche di più.cite-ref-42[42]
Il Bhakti Yoga è dunque la via della devozione, la via che scegliendo l'adorazione e l'abbandono nel Signore, conduce così alla liberazione. E, cosa notevole, la mwaawGīta estende ora questa possibilità agli individui delle caste basse e alle donne, tradizionalmente esclusi dal mondo mwaa0brahmanico:
«Coloro che hanno preso in me il loro rifugio, figlio di Pṛthā, anche se avessero una cattiva nascita, se fossero donne, artigiani o anche servitori, raggiungono il fine supremo.»
(Bhagavadgītā, op. cit, IX.32)
mwabiJñāna Yoga
«Mediante questa [conoscenza] tu vedrai tutti gli esseri, tutti, senza eccezione, nel Sé, cioè in me.»
(Bhagavadgītā, op. cit, IV.35)
Nel quarto canto della mwaciGītā la via della conoscenza è intesa come una forma di sacrificio (IV.32), quella più alta fra le altre forme di sacrificio (IV.33), identificata con la conoscenza dei mwacmmwacqVeda (IV.34).
Dhyāna Yoga
Il sostantivo neutro mwackmwacodhyāna è usualmente reso con "mwacsmeditazione", "attenzione", "riflessione", "contemplazione".cite-ref-45[45] Il sesto canto della mwadaGītā si occupa, tra altro, dell'aspetto contemplativo dello Yoga, e più che fare riferimento al settimo stadio della suddivisione degli mwademwadiYoga Sūtra, detto appunto "mwadmDhyāna", in realtà verte sull'insieme delle ultime tre suddivisioni, il mwadqsaṃyama ("dominio dello spirito").cite-ref-46[46] I versetti dal 10 al 14 descrivono tecnicamente come il praticante deve operare, e troviamo qui abbozzati ma precisi elementi che faranno parte dello Yoga classico: osservanza della castità; una posizione stabile in cui meditare; concentrazione su un unico punto (mwadkekāgra); animo pacificato; mente disciplinata. Questa pratica conduce all'unione fra l'essenza individuale e quella universale, donando una felicità che non è dei sensi:
«Là dove il pensiero [
citta
], sospeso mediante la pratica assidua dello yoga, cessa di funzionare, e là dove, percependo il Sé [
ātman
] nel Sé [e] mediante il Sé, si trova la [propria] soddisfazione, là dove si trova quella beatitudine infinita che percepisce l'intelletto [
buddhi
] ma non i sensi.»
(Bhagavadgītā, op. cit., VI.20-21)
La "sospensione del pensiero" (mwad0cittam niruddham) qui evidenziata è del tutto equivalente alla definizione che si dà negli mwad4Yoga Sūtra (mwad8citta vṛtti nirodhaḥ).
Lo Yoga classico nello Yogasūtra di Patañjali
La prima grande opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello Yoga è lo mwaemmwaeqYoga Sūtra ("mwaeuAforismi sullo Yoga"), redatto da mwaeyPatañjali, vissuto fra il II sec. a.e.v. e il V sec. e.v.cite-ref-flood-47-0[47]cite-ref-48[48], che raccoglie 196 mwae8mwafasūtra. A lui va il merito di aver interpretato lo Yoga quale dottrina mwafesoteriologica e soprattutto mwafifilosofica da tradizione mwafmmistica che era.cite-ref-49[49]
Lo Yogasūtra è suddiviso in quattro sezioni dette pāda, che sono: Samādhi Pāda (la "congiunzione"); Sādhana Pāda (la "realizzazione"); Vibhūti Pāda (i "poteri"); Kaivalya Pāda (la "separazione"). Nel primo pāda viene introdotto e illustrato lo Yoga come mezzo per il raggiungimento del samādhi, lo stato di beatitudine nel quale, sperimentando una differente consapevolezza delle cose, si consegue la liberazione (mokṣa) dal "ciclo delle rinascite" (il saṃsāra). Nel secondo è esposto l'Aṣṭāṅga Yoga ("Le otto membra dello Yoga", noto anche come Raja Yoga, lo "Yoga regale"). Nel terzo Patañjali prosegue descrivendo le ultime tre fasi del percorso yogico; vengono altresì esposti i "poteri sovraumani" (vibhūti) che è possibile conseguire con una pratica corretta dello yoga. Nell'ultimo pāda il filosofo dà una veste filosofica alla disciplina finora presentata rifacendosi alla dottrina del Sāṃkhya: il samādhi consente finalmente di riconoscere la "separazione" (kaivalya) fra spirito (puruṣa) e materia (prakṛti).cite-ref-el2008-50-0[50]cite-ref-iyengar-51-0[51]
mwagmKaivalya, mwagqpuruṣa e mwaguprakṛti, insieme ad altri, sono termini del pensiero del Sāṃkhya, scuola sistematizzata dal filosofo indiano mwagyĪśvarakṛṣṇa intorno al IV secolo e.v., ma di origini ben anteriori. Patañjali adotta il Sāṃkhya e su di esso fonda il suo Yoga, coniugando così due fra le tradizioni più antiche del mondo indiano, quella filosofica del Sāṃkhya e quella mistica dello Yoga. Così sintetizza il suo contributo lo storico delle religioni rumeno mwagcMircea Eliade:
«Lo Yoga classico comincia dove finisce il Sāṃkhya. Patañjali fa sua quasi integralmente la dialettica Sāṃkhya, ma non crede che la conoscenza metafisica possa, da sola, portare l'uomo alla liberazione suprema.»
(Mircea Eliade; in Eliade 2010, p. 47)
Di opinione differente è il filosofo indiano mwagsSurendranath Dasguptacite-ref-52[52], il quale ipotizza un'origine comune per entrambi i sistemi in quello che è stato definito il "proto-Sāṃkhya"cite-ref-53[53], il Sāṃkhya delle origini, del quale però poco o nulla si conosce non esistendo alcun testo coevo. Egli però non nega a Patañjali di aver operato una notevole sintesi delle tradizioni dello Yoga e del Sāṃkhya, sia che fossero tradizioni distinte, sia che avessero origini comuni. Di opinione simile sono anche i commentatori dell'epoca.cite-ref-54[54]
Il Sāṃkhya postula l'esistenza di due princìpi eterni e inconciliabili: il puruṣa, il "veggente", puro spirito frammentato in infinite monadi, testimone inattivo dell'incessante evoluzione della prakṛti, il secondo principio: la "natura naturante", la materia concepita come ente da cui deriva per differenziazioni successive ogni aspetto della realtà fisica, materiale e mentale. Sebbene distinti, tra tali due princìpi si esercita normalmente un'influenza che è causa sia dell'evoluzione del cosmo sia della sofferenza umana. Da un lato abbiamo il puruṣa, che non possedendo la facoltà di agire si lascia illudere dalla prakṛti attribuendosi un dinamismo che gli è alieno; dall'altro lato c'è la prakṛti, che nel suo prodotto più evoluto, cioè il citta (la coscienza), si erge illudendosi d'essere altro dalla materia stessa.cite-ref-eliade5764-55-0[55]
La confusione originata da tale ignoranza condanna il cosiddetto "io trasmigrante" a reincarnarsi dopo la morte del "corpo grossolano" che lo accoglieva: è il mwah8mwaiasaṃsāra: l'evoluzione della materia prosegue e così anche la vita intesa in senso lato. E tornare a vivere è ricadere nella sofferenza.cite-ref-eliade5764-55-1[55]
La liberazione da questo ciclo è possibile, secondo il Sāṃkhya e lo Yoga di Patañjali, soltanto riconoscendo gli aspetti autentici del mwaiypuruṣa e della mwaicprakṛti e quindi il loro stato di effettiva "separazione", il mwaigkaivalya. Il soggetto che può operare tale distinzione non può certo essere il mwaikpuruṣa, ma la mwaioprakṛti stessa nella sua forma più complessa, la coscienza, il mwaiscitta. Il mwai0citta, l'insieme delle funzioni mentali consce e inconscecite-ref-56[56], deve liberarsi da tutto ciò che la oscura e la agita, da quei "movimenti" che Patañjali chiama "vortici" (mwajivṛtti). E questo altro non è se non il fine dello Yoga:cite-ref-eliade5764-55-2[55]
(sanscrito)
«yogaś citta vṛtti nirodhaḥ»
(italiano)
«Lo yoga è la soppressione dei movimenti della coscienza.»
(Yoga Sūtra, I.2; citato in Iyengar 2010, p. 65)
Resa quieta la coscienza, questa può finalmente riconoscere lo spirito quale testimone non vincolato, libero, inattivo e trascendente. Quando ogni essere senziente si sarà così liberato, la mwajoprakṛti si riassorbirà in sé stessa e tutto tornerà nello stato primordiale.cite-ref-eliade5764-55-3[55]
Gli otto stadi del Rāja Yoga
«Lo yoga deve essere conosciuto attraverso lo yoga. Lo yoga è il maestro dello yoga. Il potere dello yoga si manifesta solo attraverso lo yoga.»
(Vyāsacite-ref-57[57], Yogabhāṣya, commento a Yoga Sūtra, III.6; citato in Iyengar 2010, p. 185)
Gli stadi in cui Patañjali suddivide il percorso yogico sono otto. I primi due, mwak4yama e mwak8niyama, rispettivamente le "astensioni" e le "osservanze", sono da intendersi come norme di carattere generale, indispensabili codici morali da adottare quotidianamente per chi voglia intraprendere il percorso (mwalasādhana).
Tali otto stadi sono:
1. mwalqmwaluYama: astinenze; astensioni; freni; proibizioni; regole di comportamento. Queste sono:
• mwalgmwalkAhiṃsā: non violenza; pacifismo;
• mwalsSatya: sincerità; genuinità;
• mwal0Asteya: non rubare; temperanza;
• mwal8mwamaBrahmācarya: continenza; castità; letteralmente vuol significare "seguace del mwameBrahman" con riferimento al primo degli stadi della vita di un mwamihindu che segue il percorso canonico di realizzazione spirituale;
• mwamqAparigraha: non avidità; moderazione; rinuncia;
2. mwamymwamcNiyama: osservanze; discipline. Queste sono:
• mwamoŚauca: pulizia; purezza;
• mwamwSaṅtoṣa: appagamento; contentezza; soddisfazione;
• mwanySvādhyāya: studio (delle scritture sacre, cioè la recitazione dei mwancVeda;cite-ref-iyengar-51-1[51]); applicazione;
• mwan0Īśvara praṇidhāna: abbandono al Signore. Il Signore non è un Dio creatore né un Dio giudice o dispensatore di grazia, ma piuttosto un essere supremo, un modello cui lo yogin può ispirarsi;cite-ref-59[59] sarà soltanto successivamente, con il diffondersi delle correnti devozionali, che la figura di Dio nello Yoga classico assumerà un ruolo più decisivo, all'insegna della devozione emotiva, la mwaoibhakti;cite-ref-eliadeii-60-0[60]
3. mwaogmwaokĀsana: posizione fisica; postura. Patañjali menziona il termine in un solo mwaoosūtra, parlando genericamente di una qualsiasi posizione che risulti stabile e comoda;
5. mwapymwapcPratyāhāra: ritrazione dei sensi dagli oggetti; astrazione dal mondo; isolamento sensoriale. Si passa da uno stadio in cui le funzioni sensoriali sono dominate dai rispettivi oggetti dei sensi, a uno stadio in cui i sensi ne sono affrancati per permettere una conoscenza altra, quella che deriva dalla propria coscienza (mwapgcitta);cite-ref-62[62]
6. mwap4Dhāraṇā: concentrazione. La "concentrazione" è definita come «fissare la coscienza (mwaqacitta) su qualcosa»;cite-ref-63[63]
7. mwaqymwaqcDhyāna: meditazione; contemplazione profonda. Non si tratta qui della mwaqgmeditazione comunemente intesa, né di una forma di rimuginazione interiore: il mwaqkdhyāna è contraddistinto da uno stato di coerente lucidità;cite-ref-eliadeii-60-1[60]
8. mwaq8mwaraSamādhi: congiunzione con l'oggetto della meditazione; assorbimento della coscienza nel sé; enstasi. Patañjali così definisce il mwaresamādhi:
«Quando l'oggetto della meditazione assorbe chi medita, e appare come soggetto, si perde la consapevolezza di se stessi. È il
samādhi
.»
(Yoga Sūtra, III.3; citato in Iyengar 2010, p. 181)
mwarymwarcIl filosofo distingue due momenti prima del compimento del percorso esposto: mwargmwarkmwaroSamprajñāta samādhi: mwarssamādhi con sostegno; mwarwsamādhi consapevole. Il termine, mwar0samprajñāta vuol letteralmente significare "con oggetto della consapevolezza".cite-ref-flood-47-1[47] Tale mwasisamādhi è caratterizzato da quattro componenti:cite-ref-64[64] assorbimento nel pensiero analitico (mwascvitarka), assorbimento nel pensiero sintetico (mwasgvicāra), sperimentazione della beatitudine (mwaskānanda), coscienza dell'unità con sé stesso (mwasoasmitā);cite-ref-iyengar-51-2[51] mwas8mwataAsamprajñāta samādhi: mwatesamādhi senza sostegno; mwatisamādhi non cosciente. Il termine non è invero usato da Patañjalicite-ref-65[65] ma dai suoi commentatori: il filosofo lo definisce soltanto come un "andare verso la quiete" (mwatcvirāma paratyaya), nel senso che le funzioni psicomentali, ancora attive nel mwatgsamprajñāta samādhi, adesso sono in via di dissoluzione;cite-ref-iyengar-51-3[51] mwat0Quando anche queste funzioni hanno terminato di esercitare del tutto la loro influenza, si è nel: mwat4mwat8mwauaNirbīja samādhi: mwauesamādhi senza seme. Tale stadio è quello finale, il mwauisamādhi propriamente inteso, nel quale è abbandonata anche quella forma di percezione differente che lo yogin ha sperimentato precedentemente, iniziata col mwaumpratyāhāra e proseguita fino alle forme compiute di mwauqsamādhi consapevoli, dette mwauusabīja samādhi, cioè mwauysamādhi "con seme".cite-ref-66[66]
«È uno stato al di là dell'esperienza sensoriale del mondo, nel quale la coscienza è raccolta in sé stessa senza alcun oggetto, ossia è riflessiva, poiché è essa stessa il proprio oggetto.»
(Gavin Flood; in Flood 2006, p. 132)
Raggiunto il mwau4nirbīja samādhi l'individuo ha finalmente liberato il suo mwau8puruṣa dall'influenza della materia rendendogli la propria condizione originale; il suo corpo trasmigrante si è del pari riconosciuto per quel che è reintegrandosi nella mwavaprakṛti: è la condizione del "liberato in vita" (il mwavejīvanmwavimukta), una situazione paradossale. Pur vivo, egli ha abbandonato il ciclo delle rinascite (il mwavmsaṃsāra); pur continuando a esistere nel tempo, egli è fuori dal tempo; pur possedendo un corpo, la propria coscienza (il mwavqcitta) è ora assimilabile al mwavupuruṣa, il testimone delle evoluzioni del materiale e del mentale: egli "si vede". Soggetto e oggetto al contempo, il liberato in vita vive in uno stato di "sovracoscienza", uno stato di estrema, impassibile lucidità.cite-ref-el2008-50-1[50]
Le Upaniṣad posteriori e lo Yoga secondo Patanjali
Successivo alla mwawyMaitrī Upaniṣad e di poco anteriori agli mwawcmwawgYogasūtra è un gruppo di mwawkUpaniṣad nelle quali troviamo riferimenti e descrizioni più o meno precisi che riguardano elementi caratteristici dello Yoga: sono le mwawoUpaniṣad Saṃnyāsa, spesso scritte in prosa.cite-ref-el126-67-0[67]
Ben posteriore è invece un altro gruppo di mwaxaUpaniṣad, le mwaxeUpaniṣad Yoga, databili fra il XIV e il XV secolo, in versi.cite-ref-68[68]
Le prime, le mwaxcUpaniṣad Saṃnyāsa, espongono teorie approssimative che esaltano la vita mwaxgascetica e mwaxkdevozionale: il mwaxomwaxssaṃnyāsa è il rinunciante, colui che abbandona la vita sociale e i propri beni per dedicarsi alla conoscenza mwaxwspirituale. Fra queste mwax0Upaniṣad citiamo la mwax4Jābāla Upaniṣad, la mwayaSaṃnyāsa Upaniṣad, la mwayiBrahma Upaniṣad e la mwayqParamahaṃsa Upaniṣad. In quest'ultima è presentata come meta del percorso spirituale, l'unione fra l'essenza ultima individuale (il mwayyjīvātman) e quella suprema (il mwaygParamātman), terminologia più prossima alle scuole del mwayoVedānta che a quella del mwaysSāṃkhya.cite-ref-el126-67-1[67]
Nel gruppo delle mwazeUpaniṣad Yoga meritano maggior attenzione la mwaziYogatattva Upaniṣad, la mwazqDhyānabindu Upaniṣad e la mwazyNādabindu Upaniṣad. In queste compaiono molti dei termini e dei concetti che sono dello mwazgHaṭha Yoga, pur risentendo degli influssi del Vedānta.cite-ref-el134-69-0[69]
Nella mwaz4Yogatattva Upaniṣad abbiamo una teoria del mwaz8mwa0aprāṇāyāma, il controllo della mwa0erespirazione e del flusso vitale (il mwa0imwa0mprāṇa), con descrizioni tecniche sulla durata delle fasi respiratorie e sulla purificazione delle mwa0qmwa0unāḍī. Il mwa0ymwa0cpratyāhāra, cioè la ritrazione dei sensi dagli oggetti, è associato alla fase di sospensione del ciclo respiratorio. Il mwa0gmwa0ksamādhi, lo stato di congiunzione finale del percorso yogico inteso come mezzo salvifico, è la realizzazione dell'unione fra mwa0ojīvātman e mwa0sParamātman.cite-ref-el134-69-1[69]
Un accento particolare in questa mwa1eUpaniṣad è posto sulle mwa1imwa1msiddhi (o mwa1qvibhūti), le "perfezioni", cioè i poteri extra-normali, quelle facoltà straordinarie che la pratica dello Yoga concederebbe: la mwa1uchiaroveggenza; l'invisibilità del corpo; la capacità di trasformare metalli in oro; la capacità di volare; l'mwa1yimmortalità; eccetera.cite-ref-el134-69-2[69] Vi compare quindi descritta una fisiologia del corpo yogico che suddivide in cinque il corpo grossolano facendo corrispondere ogni parte a uno dei cinque elementi cosmicicite-ref-70[70], a uno mwa18mwa2ayantracite-ref-71[71], e a un mwa2ubījamwa2ymantracite-ref-72[72]. Infine la mwa2sYogatattva Upaniṣad enumera una serie di mwa2wmwa20āsana, le posture da assumere durante la pratica.cite-ref-el134-69-3[69]
La mwa3mDhyānabindu Upaniṣad è caratterizzata da elementi tipicamente mwa3utantrici, quali l'emancipazione dagli obblighi morali e sociali; il carattere pratico della conoscenza; una vena antidevozionale, dove le divinità sono simbolicamente rappresentate in varie forme. Il caso più evidente è la contemplazione del mwa3yBrahman quale mwa3cbījamantra mwa3gOṂ. Il mwa3kprāṇāyāma, nei suoi tre momenti di inspirazione, sospensione ed espansione, simboleggia l'adorazione di mwa3oBrahmā, mwa3sVisnù e mwa3wRudra rispettivamente. Queste tecniche, insieme ad altre, costituiscono il Dhyāna Yoga, così come in questa mwa34Upaniṣad presentato. Vi si trova infine anche un accenno al "risveglio" di Parameśvarī, la Signora Suprema, con riferimento quindi a mwa38Kuṇḍalinī.cite-ref-el134-69-4[69]
«Lo yogin, postosi nella posizione del
Siddhasana
e praticando il Vaishnavi-mudra, dovrebbe sempre prestare ascolto al suono interiore col giusto orecchio.
»
(Citato in Nada-Bindu Upanishad, traduzione di K. Narayanasvami Aiyar.)
mwa5mNāda vuole infatti dire "suono", e la teoria si basa sulla convinzione che una delle manifestazioni dell'mwa5qAssoluto è quella in forma fonica. I suoni udibili sono distinti in tre livelli: nel primo si può udire il suono di un tuono, oppure di una cascata, oppure delle onde oceaniche; nel secondo il suono di un tamburo o di una campana; nel terzo di una piccola campana, oppure di un flauto o anche del ronzio di un'ape.cite-ref-74[74] Lo yogin deve superare tali livelli usando quei suoni per fermare il divagare della propria coscienza (mwa5kcitta), a somiglianza di un serpente che viene immobilizzato dall'ascolto di musiche opportune. Quando egli non udirà più alcun suono, allora avrà raggiunto la liberazione (mwa5smwa5wmukti).cite-ref-75[75]
Lo Yoga nelle tradizioni tantriche
Con l'espressione "Yoga tantrico" ci si vuol oggi generalmente riferire a una non ben precisata classe che comprende differenti forme di Yoga o presunte tali, sia tradizionali sia rivisitate in chiave moderna, che si allontanano dallo Yoga classico di Patañjali e dei suoi commentatori. In realtà non esiste uno "Yoga tantrico" come disciplina o pensiero a sé stante nelle tradizioni mwa6windù, come del resto non esiste un fenomeno "tantrico" indipendente in quel vasto e complesso insieme di tradizioni religiose caratteristiche del mondo panindiano.
Si ricorda infatti che il termine "mwa64tantrismo", come anche l'aggettivo "tantrico", oggi entrambi ben noti e diffusi, sono di uso relativamente recente: sconosciuti nel mwa68sanscrito, sono stati introdotti da studiosi occidentali nel XIX secolo con l'intento di riferirsi a certe pratiche e credenze religiose che apparivano estranee e distinte da ciò che allora si conosceva delle mwa7areligioni dell'mwa7eIndia. Questo insieme di pratiche e credenze faceva spesso riferimento a testi definiti mwa7imwa7mTantra, testi sia in sanscrito che in lingue vernacolari: da qui i termini oggi adoperati.cite-ref-76[76]
Ogni testo dei mwa7kTantra è suddiviso, o dovrebbe teoricamente essere suddiviso in quattro parti dette mwa7opādacite-ref-77[77], che riguardano gli aspetti principali della vita del mwa78tāntrika (l'adepto di una tradizione): la dottrina (mwa8ajñāna), il rituale (mwa8ekriyā), il comportamento (mwa8icaryā) e infine lo mwa8myoga, la pratica, ovvero i mezzi per ottenere la liberazione.cite-ref-78[78]
mwa8kHaṭha Yoga, mwa8oKuṇḍalinī Yoga, mwa8sLaya Yoga e mwa8wMantra Yoga sono branche considerate essere Yoga tantrico, ma sotto questo nome vengono annoverate anche forme di Yoga di recente invenzione, in Occidente come anche in India, che spesso non sono esattamente riconducibili a una tradizione.
Mentre lo Haṭha Yoga è riferibile a un fondatore, mwa84Gorakhnāthcite-ref-79[79] (XII sec.), a un ordine tuttora esistente (i Kānpaṭha), e a più di un testo,cite-ref-80[80] lo stesso non si può dire del Kuṇḍalinī Yoga, termine anch'esso di uso non tradizionale, tant'è che alcuni studiosi lo identificano con lo Haṭha Yoga.cite-ref-81[81] Chiaramente qui con Haṭha Yoga ci si riferisce allo Haṭha Yoga tradizionale, non quello moderno, versione reinterpretata di elementi tradizionali.cite-ref-82[82]
È dunque importante individuare e comprendere quali siano quegli elementi caratteristici delle forme di Yoga che possono definirsi tantriche. In primo luogo si osserva che il seguace di una tradizione tantrica, il mwa-etāntrika, è consapevole di vivere in un mondo che ai suoi occhi si configura come un campo di "energie sovrannaturali", potenze divine che animano il mondo e il suo corpo stesso.cite-ref-83[83]
Quando qui si parla di "corpo", non si deve intendere soltanto il corpo fisico, quello accessibile ai sensi, il "corpo grossolano", ma anche e soprattutto il cosiddetto "mwa-ccorpo sottile", una struttura immateriale, un complesso somatico inaccessibile ai sensi che l'adepto mwa-gcrea seguendo culti visionari e pratiche somatopsichiche, fondamentali in ogni forma di Yoga tantrico:
«Un
tāntrika
praticante è sempre uno yogin.»
(André Padoux, in Padoux 2011, p. 96)
Sul termine "corpo sottile"cite-ref-84[84], ormai di uso comune, va precisato, come fa notare l'indologo francese mwa-aAndré Padoux, che si tratta di un termine improprio, perché è la traduzione letterale di mwa-esukṣmaśarīra, termine che si riferisce invece al corpo trasmigrante: il "corpo sottile" sarebbe invero quello che sopravvivendo alla morte è destinato a reincarnarsi (se non c'è stata liberazione). Padoux utilizza pertanto il termine "corpo yogico"; mwa-iGavin Flood utilizza il termine "corpo tantrico".cite-ref-p9597-85-0[85]
Le potenze divine che "vivono" nel mondo sono considerate essere espressioni di un'unica potenza, o energia,cite-ref-86[86] la mwa-wmwa-0śakti.cite-ref-87[87] In termini generici si può definire la mwbaiśakti come quell'aspetto dell'Assoluto che operando nel mondo, è fonte di ogni trasformazione, creazione e dissoluzione.cite-ref-88[88] Nel corpo è ritenuta presente una forma di tale energia che di norma è in uno stato potenziale, quiescente: il termine adoperato nella letteratura tradizionale in mwbacsanscrito è mwbagmwbakkuṇḍalinī, traducibile con "arrotolata". mwbaoKuṇḍalinī-śakti è l'energia potenziale divina che "abita" il corpo umano.cite-ref-p9597-85-1[85]
«Tra l'ano e l'organo virile si trova il centro di base, il Mūlādhāra, che è come una matrice, uno
yoni
(organo femminile). Là è la 'radice' a forma di bulbo ed è là che si trova l'energia fondamentale Kuṇḍalinī avvolta tre volte e mezza su se stessa. Come un serpente, essa circonda il punto di partenza delle tre arterie principali tenendosi in bocca la coda proprio davanti all'apertura dell'arteria centrale (
suṣumnā
).»
(Śiva Saṃhitā, 5.75-76; citato in Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, traduzione di Augusto Menzio, Ubaldini Editore, 1980, p. 131)
Gli organi principali del corpo sottile sono: i "canali", o "arterie" (mwbbqmwbbunāḍī), fra i quali hanno maggior importanza la mwbbynāḍī centrale, la mwbbcsuṣumnā, e le due laterali, mwbbgiḍā e mwbbkpiṅgalā; i "centri", o "ruote" (mwbbomwbbschakra); i "punti" (mwbbwbindu); il soffio vitale (mwbb4mwbb8vāyu). Va precisato che non esiste una fisiologia univoca per il corpo yogico: il numero, le caratteristiche e le funzioni dei suoi componenti variano con la tradizione e i testi.
Sebbene il corpo yogico e il ruolo che la mwbcekuṇḍalinī vi svolge sono sempre presenti nell'interpretazione metafisica della pratica yogica, quest'ultima può anche contemplare vie che non chiamano direttamente in causa né gli elementi del corpo né la mwbcikuṇḍalinī stessa. È per esempio il caso dello mwbcmmwbcqśaktipāta, la discesa della grazia divina che può egualmente condurre alla mwbculiberazione.cite-ref-padoux-2011-p-98-89-0[89]
Un altro aspetto dello Yoga tantrico che occorre mettere in evidenza riguarda proprio il fine, che non sempre coincide con la mwbcssalvezza spirituale intesa come liberazione dal ciclo delle rinascite, quanto più volentieri con l'acquisizione di effetti benefici sul corpo e soprattutto con l'ottenimento dei poteri sovrannaturali, le mwbcwmwbc0siddhi, o mwbc4vibhūti, già descritte anche da Patañjali nel terzo mwbc8pāda degli mwbdamwbdeYoga Sūtra.cite-ref-padoux-2011-p-98-89-1[89]
Connessa con la concezione di un mondo pervaso dalla mwbdcśakti è l'altra, egualmente importante fra le caratteristiche dello Yoga tantrico, del mwbdgcorpo come microcosmo. Tale visione non è certo nuova, comparendo già nelle mwbdkmwbdoSaṃhitā dei mwbdsVeda e nelle successive mwbdwmwbd0Upaniṣad.cite-ref-p9597-85-2[85] Ciò che però adesso assume un aspetto differente è proprio la considerazione che del corpo si ha,cite-ref-90[90] nonché la sua funzione come strumento stesso per la liberazione: Così il filosofo indiano mwbeyAbhinavagupta (X – XI) nella sua opera principale, sistematizzazione delle tradizioni tantriche non dualiste:
«Così il corpo giova vederlo pieno di tutti i cammini, variegato dal vario operare del tempo, sede di tutti i moti del tempo e dello spazio. Il corpo, così veduto, e dentro di sé naturato (di conseguenza) di tutte le divinità, dev'essere quindi oggetto di contemplazione, di adorazione e di riti di soddisfazione. Chi penetra in esso, trova la liberazione»
(Abhinavagupta, Tantrāloka, XII.6-7; in Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013.)
Se il mwbficorpo è in qualche modo il cosmo stesso, allora tramite il corpo e nel corpo si può replicare il cosmo come funzione, e la via verso la liberazione diventa quindi il "cammino" stesso dell'emanazione dell'universo ripercorso all'incontrario. Le tradizioni tantriche, indipendentemente da quale divinità abbiano eletto come personificazione dell'mwbfmAssoluto, sono essenzialmente mwbfqmoniste: la Realtà Assoluta è unica e onnipervadente, il mondo non è che un'emanazione dell'Assoluto. Nelle tradizioni tantriche che fanno capo allo mwbfushivaismo del Kashmir, l'Assoluto è il Supremo mwbfyŚiva, Paramaśiva, la cui prima manifestazione nell'emanazione è la Sua polarizzazione come coppia Śiva-Śakti: Coscienza e Energia; luce e riflesso; passività e attività. Il tempo, lo spazio, la molteplicità, la causalità, eccetera, fino agli elementi costituitivi, grossolani e sottili (cioè accessibili ai sensi o meno), seguono dal progressivo "discendere" dell'Assoluto che si fa universo. Ripercorrere questo cammino sino a far ricongiungere l'Energia col suo Possessore, vuol dire tornare nell'unità originaria; vuol dire trarsi fuori dal mondo fenomenico, dal tempo come dallo spazio; vuol dire liberarsi dal ciclo delle rinascite che inevitabilmente riporterebbe nel mondo della differenziazione.
«Lo yoga è considerato essere l'unione d'una cosa con un'altra – la quale "altra cosa" è ciò che occorre conoscere – allo scopo di realizzare ciò che dev'essere fuggito (e ciò che dev'essere eletto).»
(Mālinīvijaya Tantra, IV.3; citato in Abhinavagupta, Tantrāloka, XII.6-7; in Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013.)
(sanscrito)
«śivatulyo jāyate»
(italiano)
«Diventa simile a Śiva»
(Vasugupta, Śivasūtra, III.25; in Gli aforismi di Śiva, con il commento di Kṣemarāja, a cura e traduzione di Raffaele Torella, Mimesis, 1999.)
mwbgqKuṇḍalinī-śakti che da arrotolota si drizza; risale lungo la mwbgusuṣumnā; attraversa e attiva i mwbgychakra, simboli e sedi delle funzioni cosmico-divine nel corpo umano; raggiunge l'ultimo mwbgcchakra e infine si unisce a Śiva: questo il percorso che, variamente interpretato e attuato, esplicito o implicito, lo Yoga tantrico propone.cite-ref-padoux-2011-p-98-89-2[89]cite-ref-91[91]
Fra gli aspetti importanti dello Yoga tantrico non si può tralasciare di evidenziare il ruolo del maestro spirituale che segue l'adepto nel suo percorso di realizzazione: il mwbhemwbhiguru. È il mwbhmguru che accetta il discepolo e lo inizia alla setta; è il mwbhqguru che "personalizza" il percorso del discepolo (il mwbhumwbhysādhana) e lo guida;cite-ref-92[92] è il mwbhsguru che può a sua discrezione anche liberare il discepolo intervenendo, per così dire, dall'esterno. La figura del mwbhwguru è indispensabile in ogni forma di Yoga tradizionale, ma nelle tradizioni tantriche costui acquista un ruolo che assurge, per forza di cose,cite-ref-93[93] al divino.cite-ref-94[94]cite-ref-95[95]
mwbisHaṭha Yoga
mwbjqHaṭha è traducibile con "forza", "violenza", "ostinazione";cite-ref-96[96] Haṭha Yoga è dunque lo "Yoga della forza",cite-ref-97[97] o "Yoga rinforzante", con riferimento al fatto che tale disciplina mira a dare un corpo fisicamente in forma e in buona salute, e ciò allo scopo di poter affrontare più adeguatamente la meditazione.cite-ref-98[98] Il fine ultimo resta dunque sempre quello della realizzazione, cioè della liberazione in vita.cite-ref-el217-99-0[99]
Fondatore dello Haṭha Yoga è ritenuto essere mwbkyGorakhnāth, vissuto intorno al XII secolo, esponente della setta mwbkcmwbkgśaiva dei Nātha, o forse dell'ordine mwbkoascetico dei Kānphaṭa di cui è comunque ritenuto il fondatore, personaggio di cui sono note molte leggende ma quasi nulla di storicamente accertato.cite-ref-el217-99-1[99]
I testi principali dello Haṭha Yoga sono: la mwblemwbliHaṭhayoga Pradīpikā, del XV secolo; la mwblmmwblqGheraṇḍa Saṃhitā, che in parte si rifà al precedente; e la più tarda mwblumwblyŚiva Saṃhitā, con contenuti filosofici maggiormente elaborati e che risentono della scuola del mwblcVedānta.
L'attenzione principale di questi testi è rivolta a:cite-ref-el217-99-2[99]
• Purificazioni preliminari (le mwbl8śodhana, o anche mwbmedhauti): riguardano sia il corpo grossolano sia quello sottile. Le prime non sono soltanto per la superficie esterna del corpo, ma soprattutto per quella degli organi interni: pulizia dello mwbmistomaco, con inghiottimento di un pezzo di stoffa; dell'mwbmmintestino crasso, tramite lavaggio anale; delle cavità nasali; eccetera.
• mwbm0mwbm4Mudrā (lett. "sigillo"): si tratta di gesture articolate che qui coinvolgono anche il corpo, come per esempio l'ostruzione della cavità orale durante il mwbm8prāṇāyāma con l'azione della lingua rivolta all'indietro; oppure le pratiche per il risucchio del liquido seminale dopo il mwbnacoito.
Col tempo e con la costanza, assicurano i testi, oltre a fortificare il corpo e concedere poteri extra-ordinari, queste tecniche favoriscono l'ascesa di Kuṇḍalinī e dunque l'ottenimento del mwbnisamādhi.
mwbnuKuṇḍalinī Yoga
L'espressione "Kuṇḍalinī Yoga" è molto probabilmente di uso non tradizionale, e gli studiosi la associano a varie discipline o pratiche che riguardano, come il termine mwbogmwbokkuṇḍalinī suggerisce, la "manipolazione" di questa energia cosmico-divina che alcune tradizioni tantriche ritengono essere presente nel corpo umano normalmente in uno stato quiescente. In quanto tale, anche lo Haṭha Yoga è una forma di Kuṇḍalinī Yoga, sebbene la sua attenzione possa sembrare rivolta soltanto alla preparazione del corpo. L'accedemico francese mwbooAndré Padoux riferisce infatti come taluni preferiscano chiamare Kuṇḍalinī Yoga lo Haṭha Yoga:cite-ref-100[100] L'indologo tedesco mwbo8Georg Feuerstein fa notare come altri identifichino il rituale del Bhūtashuddhicite-ref-101[101] con il Kuṇḍalinī Yoga. Si tratta di un rito visionario nel quale il praticante effettua la "dissoluzione" (mwbpqlaya) degli elementi ultimi della materia del proprio corpo (mwbpumahābhūta) l'uno nell'altro, fino a farli riassorbire nella Divinità Suprema.cite-ref-102[102] Essendo però questo un rito che contempla la dissoluzione degli elementi e non coinvolge direttamente la Kuṇḍalinī, esso è più correttamente inquadrato come appartenente allo "Yoga della dissoluzione", il "mwbpoLaya Yoga", espressione, questa sì, di uso tradizionale. Vari testi infatti, tra i quali la tarda mwbpsYogaśikhā Upaniṣad, classificano quattro forme di Yoga come principali:cite-ref-103[103] il Raja Yoga, ovvero lo Yoga classico di Patañjali e dei suoi commentatori; lo Haṭha Yoga, lo Yoga della forza, di cui si è discusso in precedenza; il Laya Yoga, lo Yoga della dissoluzione; il mwbqeMantra Yoga, lo Yoga che propone come via di realizzazione spirituale la recitazione dei mwbqimantra.
Classificazioni e nomenclatura a parte, le pratiche del Kuṇḍalinī Yoga si distinguono dal ruolo determinante che vi svolge il corpo sottile, o corpo yogico, e dal fatto che la salvezza è intesa come il risultato dell'ascesa di Kuṇḍalinī in questo corpo sino al suo ricongiungimento con mwbqqŚiva.cite-ref-104[104]cite-ref-105[105] Distinguendo dalle pratiche dello Haṭha Yoga, che storicamante sono appannaggio dell'ordine mwbq0mwbq4śaiva dei Kānphaṭa, restano le tradizioni mwbratantriche che fanno capo all'ordine dei Kāpālika, evolutesi successivamente in quel variegato alveo di tradizioni e scuole che va sotto il nome di mwbriKula.cite-ref-106[106] L'indologa francese mwbrcLilian Silburn, che a lungo si è occupata di queste tradizioni, così commenta l'argomento:
«Per provocare il risveglio della
kuṇḍalinī
nascosta in noi in forma attorcigliata, alcuni Kaula, adoratori dell'energia, non disdegnano il ricorso a pratiche concrete, le quali però non hanno niente in comune con le tecniche utilizzate dai sostenitori dello Haṭhayoga, poiché rifiutano lo sforzo continuo, la tensione della volontà, l'arresto brusco della respirazione o dell'emissione seminale.»
(Lilian Silburn, in Silburn 1997, p. 69)
L'indologa elenca i seguenti metodi: distruzione del pensiero dualizzante; interruzione del soffio; frullamento dei soffi; contemplazione delle estremità; espansione della via mediana. A questi vanno considerati aggiunti metodi di intervento "esterni", quali la cosiddetta "pratica del bastone" e l'iniziazione mediante penetrazione.cite-ref-107[107]
mwbseLaya Yoga
Il sostantivo maschile sanscrito mwbsulaya sta per "dissoluzione"cite-ref-108[108], e il riferimento è agli elementi costitutivi del cosmo. Il Laya Yoga è una pratica che mira al "riassorbimento" di questi elementi in uno stato prespaziale e pretemporale della materia,cite-ref-gf-109-0[109] là dove gli effetti del mwbs4karma si annullano.
Secondo la visione del mwbtaSāṃkhya, la scuola filosofica cui lo Yoga fa riferimento, la materia cosmica (la mwbtemwbtiprakṛti) dà luogo a tutto ciò che nell'universo esiste, sia materiale sia mentale, svolgendosi in una serie di elementi che sono alla base di ogni manifestazione. "Riassorbire" questi elementi, "dissolverli" nell'unità indifferenziata della mwbtmprakṛti, vuol dire, secondo il Laya Yoga, tornare in uno stadio originario al di là del ciclo delle rinascite (il mwbtqmwbtusaṃsāra), ottenendo così la liberazione.
Il Laya Yoga fa uso di pratiche immaginative, inserite ovviamente in un preciso contesto religioso tradizionale. Secondo il mwbtcBhūtashuddhi Tantra, ad esempio, l'elemento mwbtkterra governa l'area del corpo umano fra i piedi e le cosce; l'elemento mwbtoacqua l'area fra le cosce e l'ombelico; l'elemento mwbtsfuoco l'area fra l'ombelico e il cuore; l'elemento mwbtwaria l'area fra il cuore e la fronte; l'elemento mwbt0etere infine l'area fra la fronte e la sommità del capo. Il praticante dovrà visualizzare la dissoluzione della terra nell'acqua; dell'acqua nel fuoco; del fuoco nell'aria; dell'aria nell'etere. Quindi egli procederà dissolvendo l'etere via via negli elementi superiori.cite-ref-gf-109-1[109]
mwbuqMantra Yoga
Il Mantra Yoga è descritto in numerosi testi di epoca tarda, quali la mwbuyMantrayoga Saṃhitā (XVII-XVIII sec.), la mwbugYogatattva Upaniṣad (successiva al XIV sec.), la mwbuoMantra Kaumudī, ecc. La disciplina propone come via di realizzazione spirituale la recitazione dei mwbusmantra.cite-ref-110[110]
Nelle tradizioni tantriche i mantra rivestono un'importanza primaria, essendo considerati la forma fonica di una divinità. Il loro uso è pressoché costante nella vita di un mwbvetāntrika, sia nei vari culti e riti, sia nelle attività profane. Un mantra lo si riceve dal proprio mwbviguru, non lo si può apprendere per ascolto o tramite lettura, e il loro uso è strettamente regolato dai testi sacri, pena la loro inefficacia.cite-ref-111[111]
L'atto di enunciare un mantra è detto mwbvguccāra in mwbvklingua sanscrita; la sua ripetizione rituale va sotto il nome di mwbvojapa, ed è di solito praticata servendosi dellmwbvs'mwbvwmwbv0akṣamālā, un rosario risalente all'epoca mwbv4vedica. Associato allmwbv8'mwbwauccāra è il controllo della respirazione, mentre è frequente l'accompagnamento del mwbwejapa con pratiche visionarie e con una precisa gestualità, le mwbwimwbwmmudrā. Uno dei significati del termine mwbwquccāra è "movimento verso l'alto", e difatti in alcune pratiche di visualizzazione interiore il mantra è immaginato risalire nel corpo del praticante lungo lo stesso percorso della mwbwumwbwykuṇḍalinī.cite-ref-112[112]
È il caso, ad esempio del "Seme del Cuore", il mwbwwbījamantra SAUḤ, dove: S è mwbw0sat ("l'essere"), cioè l'Assoluto al di là della mwbw4trascendenza e dell'mwbw8immanenza; AU è l'insieme delle tre energie che dànno luogo alla manifestazione cosmica: volontà, conoscenza e azione; Ḥ è la capacità di emissione di Dio, in questo caso mwbxaŚiva nella sua ipostasi mwbxeBhairava: स (SA) + औ (AU) + mwbximwbxmvisarga = सौः (SAUḤ). Il mantra simboleggia quindi sia la manifestazione del cosmo presente in potenza in Dio, sia la sua immanenza nel mondo. SAUḤ è l'mwbxquniverso indifferenziato, unione di quiescenza ed emergenza, coscienza interiorizzata del divino, simbolo del cuore di Bhairava.cite-ref-113[113]cite-ref-114[114] Nell'enunciazione di questi tre mwbx0fonemi, il praticante, con attenzione alla respirazione, visualizza l'ascesa di mwbx4kuṇḍalinī nel proprio corpo, facendo così ritornare l'energia in Dio, nel suo "cuore".cite-ref-115[115]
Il raggiungimento dell'unione cosmica non è un processo di facile realizzazione. Il filosofo indiano mwbyqAbhinavagupta (X – XI sec.) descrive con abbondanza di particolari le manifestazioni fisiche che lo yogin sperimenta in tal caso:
«In chi, attraverso l'esercizio anzidetto, si accinge a penetrare, con mezzi corporei, in tale supremo cammino, nasce, innanzi tutto, un senso di beatitudine, dovuto ad un contatto colla pienezza. Segue poi il salto, cioè a dire un evidente sobbalzo, provocato dalla penetrazione, per un istante, in una realtà incorporea, simile ad un lampo improvviso; successivamente si ha un tremor di spavento, dovuto a questo, che l'improvvisa presa di possesso della propria forza susseguente all'abbandono dell'unità fra il corpo e la coscienza, cui siamo assuefatti da un numero infinito di nascite, indebolisce il corpo. Venuta verso l'interno, lo yoghin è preso quindi come da sonno: il quale dura fintantoché egli non si sia saldamente affermato nella coscienza. Immersosi quindi nel piano realissimo e fattosi chiaramente cosciente di come la coscienza sia naturata di tutte le cose, eccolo tutto vibrare. La vibrazione è infatti identica alla «grande pervasione».»
(Abhinavagupta, Tantrāloka, V.100b-104; in Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013)
La vibrazione cui il filosofo allude è altrove paragonata al «ventre del pesce»,cite-ref-116[116] che senza sosta si contrae e decontrae, metafora dei processi di emissione e riassorbimento del cosmo, due delle operazioni cosmiche di Śiva che lo yogin realizzato compie essendo ora la propria mwbywcoscienza la coscienza stessa di Dio. Le tre operazioni sono: emissione, mantenimento e riassorbimento. Esse non si riferiscono soltanto all'intero processo cosmico, ma anche ai singoli dettagli della manifestazione: in ogni istante ogni elemento del cosmo è emesso, mantenuto e riassorbito nell'energia totale: «l'intero universo risiede nel Sé dello yogin».cite-ref-117[117]
Origini dello Yoga
Come si è visto, lo Yoga non appartiene alla mwbzgciviltà vedica (2500 – 500 a.e.v.cite-ref-118[118]), anche se termini derivanti dalla medesima radice verbale del sostantivo (mwbz0yuj-) risultano già attestati nelle mwbz4mwbz8Saṃhitā dei mwbaamwbaeVeda. Come concetto riconducibile al suo significato attuale, lo Yoga fa infatti la sua comparsa nelle successive mwbaimwbamUpaniṣad vediche del periodo medio, all'incirca fra il VI e il IV secolo a.e.v., per essere poi sistematizzato come disciplina e come filosofia in un periodo non ben individuato, fra il II sec. a.e.v. e il V secolo. Dunque, in base ai testi a nostra disposizione, si può concludere che lo Yoga si sia sviluppato o comunque imposto in un arco di tempo situato a cavallo degli inizi dell'era attuale. Ciò però non può confermare la supposizione che le origini siano anch'esse collocate in questo stesso periodo: l'ipotesi contraria è legittima almeno per due motivi. Innanzitutto ci troviamo in un periodo nel quale il mezzo principale di diffusione del sapere era ancora quello della mwbaqtradizione oralecite-ref-119[119], mentre lo Yoga potrebbe essere sorto o sviluppatosi in fasce della popolazione non use alla scrittura o comunque lontane dal mondo mwbakbramanico, nel quale l'ufficialità religiosa era stabilita e regolata dalla casta più alta, i mwbaobramani. In secondo luogo si osserva che lo Yoga, come disciplina filosofica basata su un percorso pratico anziché sulla conoscenza metafisica, contrasta sia con la cultura vedica sia, in parte, con quella mwbasupaniṣadica:
«Lo Yoga ha contraddistinto, fin dalle origini, la reazione contro le speculazioni metafisiche e gli eccessi di un ritualismo fossilizzato.»
(Mircea Eliade, in Eliade 2010, p. 334)
La tesi sostenuta dallo storico delle religioni mwba8Mircea Eliade (1907 – 1986), che a lungo si è occupato dello Yoga permanendo alcuni anni anche in mwbbaIndia, è che proprio per questa sua tendenza verso il concreto, lo Yoga è un prodotto non della cultura vedica ma dell'India aborigena, così come lo sarebbero altri elementi che saranno caratteristici del successivo mwbbeInduismo: la devozione mistico-emotiva (la mwbbimwbbmbhakti); i cerimoniali individuali di adorazione delle divinità (la mwbbqmwbbupūjā); la struttura iniziatica, eccetera: elementi questi peculiari di una religione del popolo e non di una classe sacerdotale elitaria. Eliade definisce lo Yoga un «fossile vivente», collocandone le origini nella cultura di quel variegato mwbbymondo autoctono che la mwbbcmigrazione indoariana incontrò, essendo sopravvissuto relegato negli strati più popolari, dove si sarebbe preservato grazie a una struttura settaria.cite-ref-120[120]
Di parere simile era già l'orientalista tedesco mwbciRobert Heinrich Zimmer (1890 – 1943), che osservava come lo Yoga sia strettamente connesso a teorie non rintracciabili nella mwbcmmwbcqṚgveda Saṃhitā e in generale nei mwbcuVeda, quali il ciclo delle rinascite (il mwbcymwbccsaṃsāra) con la relativa salvezza, e il concetto di anima individuale (il mwbcgmwbckjīva), aspetti invece già presenti nel primo periodo del pensiero mwbcogiaina e nel mwbcsbuddhismo, dottrine queste che rigettano entrambe l'autorità dei mwbcwVeda, lasciando pertanto ipotizzare un'origine che non può essere quella della civiltà indoaria.cite-ref-121[121]cite-ref-122[122]
Negli scavi archeologici che hanno portato alla scoperta della mwbdyCiviltà della valle dell'Indo, civiltà antecedente quella vedica e collocata fra il IV e il II millennio a.e.v., sono stati ritrovati alcuni mwbdcsigilli fra i quali uno che sembra raffigurare un individuo in una posizione che rimanda a quella yogica del mwbdgmwbdksiddhāsana o al mwbdomwbdssukhāsana. Molti studiosi hanno identificato tale rappresentazione come quella di una mwbdwdivinità cornuta "prototipo" del dio vedico mwbd0Paśupati,cite-ref-123[123] il "Signore degli Animali". Erede di Paśupati è considerato essere mwbeiŚiva, una delle maggiori divinità dell'Induismo, fra i cui appellativi ritroviamo Mahāyogin, il "Grande Yogin", e anche Yogiśvara, il "Signore degli Yogin".cite-ref-124[124] Anche se probabile, l'associazione è comunque una congettura, sottolinea l'accademico inglese mwbecGavin Flood, mentre altri studiosi dissentono, come l'mwbegindologo finnico mwbekAsko Parpola, che ipotizza il sigillo raffigurare un toro seduto, similmente a quelli mwbeoelamiti.cite-ref-125[125]
La ricerca delle origini dello Yoga potrà forse essere «inutile» dal punto di vista dell'indagine mwbfafilosofica, come sostiene l'orientalista italiano mwbfeGiuseppe Tuccicite-ref-126[126], ma resta il fatto evidente che lo Yoga, provenendo da epoche remote, si è preservato fino ai nostri giorni adattandosi a ogni corrente filosofica del pensiero indiano,cite-ref-127[127] e non solo: la sua diffusione prima in altri paesi dell'mwbfoAsia e in epoca contemporanea anche in Occidente, seppur non secondo i canoni della tradizione, mostra come questa origine vada immaginata e ammessa nell'ideale antico quanto l'uomo che lo Yoga propone, quello di «vivere in un "eterno presente", al di fuori del Tempo»cite-ref-128[128].
Note
cite-note-11. mwbgumwbgyManusmṛti, III.44.
cite-note-22. ↑ Così Mircea Eliade: «Nelle religioni dell'India il termine "yoga" è generalmente adoperato per indicare una qualsiasi tecnica ascetica o qualsiasi metodo di meditazione.» mwbg0 mwbg4«mwbg8In Indian religion the term yoga serves, in general, to designate any ascetic technique and any method of meditation.» mwbha(mwbheMircea Eliade. mwbhiEncyclopedia of Religion. NY, MacMillan, (1988), 2005, vol.14 pag. 9893)
cite-note-flood127-33. ↑ Flood 2006, pp. 127-128.
cite-note-44. ↑ Eliade 2010, pp. 21-22.
cite-note-55. ↑ Lo Yoga, così come tradizionalmente inteso nel contesto delle scuole filosofiche, mistiche o religiose in cui è sorto e si è raffinato, presuppone l'appartenenza a una tradizione, caratterizzata da requisiti indispensabili quali l'mwbh4iniziazione e la direzione di un mwbh8mwbiaguru, cioè un maestro spirituale divenuto tale per lignaggio, non per apprendimento indiretto.
cite-note-66. ↑ mwbiqmwbiumwbiyyogi, su mwbicdizionario.internazionale.it. mwbigURL consultato il 27 novembre 2024.
cite-note-77. ↑ mwbiwLo Yoga. Immortalità e libertà, Milano, Rizzoli, 1997, p. 20.
cite-note-88. ↑ Dasgupta 2005, p. 43.
cite-note-99. ↑ Vedi mwbjmmwbjqMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary Y mwbjuArchiviatomwbjy il 31 maggio 2020 in mwbjcInternet Archivemwbjg.: mwbjoyugá, "mwbjsteam" (unione degli animali da trasporto, muta).
cite-note-1010. ↑ mwbj8mwbkaṚgveda Saṃhitā, II.39.4; II.53.17; I.115.2; VIII.80.7; X.60.8; X.101.3. Vedi Dasgupta 2005, mwbkecit., p. 42.
cite-note-1111. ↑ Dasgupta 2005, p. 42.
cite-note-1212. ↑ Dasgupta 2005, p. 44.
cite-note-1313. ↑ mwbksThe senses are called the horses and the sense objects are those wich they run after.
cite-note-1414. ↑ Vedi mwbk8mwblaYoga, mwbletreccani.it.
cite-note-152. «mwbluThe disciplinary practice no doubt forms the special feature of the Yoga system, but, as it will appear, it holds independent views on many other matters such as psychology, ethics and theology.»
cite-note-1616. ↑ Cfr. anche, ad esempio, mwbls mwblw mwbl0(sanscrito) mwbl8«yuñjate mana uta yuñjate dhiyo viprā viprasya bṛhato vipaścitaḥ vi hotrā dadhe vayunāvid eka in mahī devasya savituḥ pariṣṭutiḥ» mwbma(italiano) «Imbriglia i santi pensieri, imbriglia lo spirito dei tuoi sacerdoti con la maestria degli inni o Alto sacerdote. Egli solo conosce le opere assegnando i compiti ai sacerdoti. Sia alta la lode al deva Savitṛ.» mwbmi(mwbmmmwbmqṚgveda Saṃhitā, V.81.1)
cite-note-1717. ↑ Flood 2006, p. 128.
cite-note-1818. ↑ Flood 2006, p. 117.
cite-note-1919. ↑ mwbm4Śvetāśvatara Upaniṣad, I.3.
cite-note-2020. ↑ mwbniŚvetāśvatara Upaniṣad, II.12.
cite-note-2121. ↑ Così Mircea Eliade.
cite-note-2222. ↑ Il filosofo indiano mwbnkSurendranath Dasgupta mette in evidenza come sia proprio nel Kṛṣṇa Yajurveda che si trovano chiari riferimenti, oltre che allo Yoga, anche alla scuola del mwbnoSāṃkhya, cosa che sembra ipotizzare un'origine comune per entrambe le scuole, oppure un'associazione già anteriore alla successiva sistematizzazione di Patañjali: vedi oltre (Dasgupta 2005, p. 48).
cite-note-2323. ↑ Da ricordare l'avvertenza di mwbn4Carlo Della Casa il quale menzionando J.A.B. Van Buitenen (mwbn8The Maitrāyaṇīa Upaniṣad, Gravenhange, 1962) nota che questo testo ha subito numerosi rimaneggiamenti e interpolazioni.
cite-note-243. mwbommwboqMuṇḍaka Upaniṣad III.2.9.
cite-note-2525. ↑ "Holding fast": così Dasgupta.
cite-note-2626. ↑ Così Dasgupta, cfr. Dasgupta 2005, pp. 65-67.
cite-note-2727. ↑ Dasgupta 2005, pp. 65-67.
cite-note-2828. ↑ Fa opportunamente notare l'accademico Gavin Flood che la grande popolarità e il successo della mwbpeBhagavadgītā lo si deve in buona parte ai movimenti revivalisti hindu del XIX secolo; singolare è per esempio il fatto che il mwbpiMahatma Gandhi abbia letto la mwbpmGītā per la prima volta in una traduzione in lingua inglese (cfr. Flood 2006, p. 168).
cite-note-bhag-3030. ↑ mwbp0Bhagavadgītā 2011.
cite-note-3131. ↑ Eliade 2010, p. 151.
cite-note-flood-2006-p-171-3232. ↑ Flood 2006, p. 171.
cite-note-3333. ↑ Eliade 2010, p. 150.
cite-note-3434. ↑ Vedi mwbqwmwbq0kArma, mwbq4spokensanskrit.de.
cite-note-3535. ↑ mwbriBhagavadgītā, mwbrmop. cit, II.47.
cite-note-3636. ↑ mwbrcBhagavadgītā, mwbrgop. cit, II.50.
cite-note-3737. ↑ Flood 2006, p. 170.
cite-note-3838. ↑ mwbr8Bhagavadgītā, mwbsaop. cit, IV.23.
cite-note-3939. ↑ Eliade 2010, pp. 153-154.
cite-note-4040. ↑ mwbscLouis Renou, mwbsgL'induismo, traduzione di Luciana Meazza, Xenia, 1993, pp. 59-60.
cite-note-4141. ↑ Anna Dallapiccola, mwbswInduismo. Dizionario di storia, cultura, religione, traduzione di Maria Cristina Coldagelli, Bruno Mondadori, 2005, pp. 31-32.
cite-note-4242. ↑ mwbtaBhagavadgītā, mwbteop. cit, XVIII.65: «E tu verrai a me: in verità te lo prometto, perché tu mi sei caro».
cite-note-4343. ↑ Eliade 2010, p. 422.
cite-note-4444. ↑ Flood 2066, p. 171.
cite-note-4545. ↑ mwbtsmwbtwdhyAna, mwbt0spokensanskrit.de.
cite-note-4646. ↑ Così mwbueAnne-Marie Esnoul, in mwbuiBhagavadgītā 2011, pp. 83-84.
cite-note-flood-4747. ↑ Flood 2006, pp. 131-132.
cite-note-4848. ↑ È da dire che la tradizione indiana identifica l'autore con l'mwbusomonimo grammatico vissuto all'incirca nel I secolo a.e.v.
cite-note-4949. ↑ Eliade 2010, p. 23.
cite-note-el2008-5050. ↑ Eliade 2008.
cite-note-iyengar-5151. ↑ Iyengar 2010.
cite-note-5252. ↑ Dasgupta 2005, p. 2.
cite-note-5353. ↑ Flood 2006, p. 317.
cite-note-5454. ↑ Dasgupta 2005, p. 51.
cite-note-eliade5764-5555. ↑ Eliade 2008, pp. 57-64.
cite-note-5656. ↑ "Conscio" e "inconscio" sono termini adoperati da molti studiosi e commentatori moderni. Così Patañjali nella traduzione di mwbxiB. K. S. Iyengar: mwbxy mwbxc«Anche se la struttura della coscienza è intessuta di innumerevoli desideri e impressioni subconsce, essa esiste per il veggente a causa della sua vicinanza al veggente e al mondo oggettivo.» mwbxg(mwbxkmwbxoYoga Sūtra, IV.24; citato in Iyengar 2010, p. 65)Le "impressioni subconsce" sono le mwbxsvāsana, le "inclinazioni", le "latenze" non manifeste che spingono ad agire in un modo piuttosto che un altro. Sulla questione della terminologia mwbxwpsicoanalitica, così commenta Mircea Eliade:mwbx8 mwbya«Molto prima della psicoanalisi, lo Yoga ha mostrato l'importanza della parte svolta dal subcosciente. Proprio nel dinamismo caratteristico dell'inconscio, esso vede infatti l'ostacolo più serio che lo yogin debba superare.» mwbye(Mircea Eliade, in Eliade 2010, p. 55)
cite-note-5757. ↑ VII-VIII sec.
cite-note-5858. ↑ Vedi mwbygmwbykMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary: T mwbyoArchiviatomwbys il 6 agosto 2020 in mwbywInternet Archivemwby0..
cite-note-5959. ↑ mwbzq mwbzu«Dio non è il creatore della natura naturante, ma un'anima eccelsa, che con la sua perfezione stimola l'uomo a sciogliersi dai legami della materia.» mwbzy(mwbzcGiuseppe Tucci, mwbzgStoria della filosofia indiana, Editori Laterza, 2005, p. 73) Mentre il Sāṃkhya è mwbzoateista, lo Yoga di Patañjali prevede dunque la figura di un Signore.
cite-note-eliadeii-6060. ↑ Eliade 2008, p. 67 e segg.
cite-note-6161. ↑ Vedi mwb0mmwb0qMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary: P mwb0uArchiviatomwb0y il 7 maggio 2020 in mwb0cInternet Archivemwb0g..
cite-note-6262. ↑ Eliade 2010, pp. 76-77.
cite-note-6363. ↑ Vedi mwb1aYoga Sūtra, III.1.
cite-note-6464. ↑ mwb1qYoga Sūtra, I.17.
cite-note-6565. ↑ Iyengar 2010, p. 84 e p.85.
cite-note-6666. ↑ Patañjali descrive vari aspetti o momenti del mwb1ssamādhi: i mwb1wsabīja samādhi comprendono i mwb10samprajñāta samādhi più altri per i quali egli non adopera esplicitamente il termine mwb14samādhi.
cite-note-el126-6767. ↑ Eliade 2010, pp. 126-127.
cite-note-6868. ↑ Flood 2066, p. 136.
cite-note-el134-6969. ↑ Eliade 2010, pp. 128-134.
cite-note-7070. ↑ Questi sono: etere, mwb3cākāśa; aria, mwb3gvāyu; fuoco, mwb3ktejas; acqua, mwb3oap; terra, mwb3spṛthivī.
cite-note-7171. ↑ Gli mwb38yantra sono diagrammi simbolici in genere a struttura geometrica, "strumenti" adoperati nelle pratiche meditative o cultuali.
cite-note-7272. ↑ I mwb4mbīja sono mwb4qmantra monosillabici privi di significato semantico, ma simbolicamente rappresentanti mwb4upotenze divine in forma fonica. Nell'ordine, dall'etere all'acqua, i mwb4ybīja associati agli elementi cosmici sono: mwb4cKA, mwb4gYA, mwb4kRA, mwb4oVA, mwb4sLA.
cite-note-734. «mwb48The Yogin being in the Siddhasana (posture) and practising the Vaishnavi-Mudra, should always hear the internal sound through the right ear.»
cite-note-7474. ↑ Feuerstein 2011, p. 235.
cite-note-7575. ↑ mwb5ymwb5cNada-Bindu Upanishad mwb5gArchiviatomwb5k il 1º settembre 2013 in mwb5oInternet Archivemwb5s., traduzione di K. Narayanasvami Aiyar.
cite-note-7676. ↑ Padoux 2011, pp. 11-14.
cite-note-7777. ↑ Il termine significa "piede".
cite-note-7878. ↑ Flood 2006, p. 218.
cite-note-7979. ↑ O anche Gorakhnātha.
cite-note-8080. ↑ Eliade 2010, p. 218.
cite-note-8181. ↑ Padoux 2011, p. 96 e p. 211.
cite-note-8282. ↑ Padoux 2011, pp. 99-100.
cite-note-8383. ↑ Padoux 2011, p. 95.
cite-note-8484. ↑ Dall'inglese mwb7gsubtle body.
cite-note-p9597-8585. ↑ Padoux 2011, pp. 95-97.
cite-note-8686. ↑ Nelle traduzioni si incontrano ambedue i termini.
cite-note-8888. ↑ «Tutta la materia è una forma relativamente stabile dell'energia. Essa dura per un certo tempo e poi scompare nell'energia. L'universo stesso dura per un tempo limitato. Questo è l'aspetto di Shakti come Vaishnavi, la Sostenitrice. In ogni momento, come espressione del riorganizzari dell'attività molecolare, avviene una creazione, e questo è Shakti come Brahmani. Similmente, in ogni momento c'è la perdita della forma, la morte degli aggregati molecolari, e questa è l'attività di Shakti come Rudrani.» Così sintetizza mwb8sArthur Avalon l'attività di Śakti, con particolare riferimento alle tradizioni mwb8wshakta, cioè quelle che considerano la Dea il Supremo Assoluto: mwb80All matter is a relatively stable form of Energy. It lasts awhile and disappears into Energy. The universe is maintained awhile. This is Shakti as Vaishnavi, the Maintainer. At every moment creation, as rejuvenascent molecular activity, is going on as the Shakti Brahmani. At every moment there is molecular death and loosening of the forms, the work of Rudrani Shakti (da Arthur Avalon, mwb84Shakti and Shakta, cap. II, 1918).
cite-note-padoux-2011-p-98-8989. ↑ Padoux 2011, p. 98.
cite-note-9090. ↑ «Quasi tutti gli aspetti dell'ambito tantrico potrebbero essere trattati dal punto di vista del corpo»: così André Padoux, mwb9kop. cit. 2011, p. 95. Cfr. anche Eliade 2010, p. 217.
cite-note-9191. ↑ Flood 2006, p. 134.
cite-note-9292. ↑ Fra le altre cose è interessante qui menzionare come una delle attività del mwb-aguru sia l'analisi dei mwb-esogni: mwb-q mwb-u«Di buon mattino, dopo compiuto tutti i riti «perpetui» ed adorato Śiva, il Maestro deve esaminare quanto è stato visto in sogno da sé e dal discepolo commisurandone la forza.» mwb-y(mwb-cAbhinavagupta, mwb-gmwb-kTantrāloka, XV.483; in mwb-oLuce delle scritture (Tantraloka), a cura di mwb-sRaniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013.)
cite-note-9494. ↑ Eliade 2010, p. 21.
cite-note-9595. ↑ Padoux, 2011, p. 182.
cite-note-9696. ↑ Vedi mwb-smwb-wMonier-Williams Sanskrit-English Dictionary mwb-0Archiviatomwb-4 il 20 agosto 2020 in mwb-8Internet Archivemwcaa..
cite-note-9797. ↑ Flood 2006, p. 133.
cite-note-9898. ↑ mwcao mwcas mwcaw(inglese) mwca4«mwca8The distinct feature of traditional Hatha-Yoga is its attempt to create a transubstantiated immortal body of energy through the mastery over the five material elements.» mwcba(italiano) «La caratteristica peculiare dello Hatha Yoga sta nel suo tentativo di creare un corpo transustanziato, immortale, un corpo di energie col quale avere il governo degli elementi ultimi della materia.» mwcbi(mwcbmGeorg Feuerstein, mwcbqmwcbuFrequently Asked Questions About Hatha-Yoga , mwcbytraditionalyogastudies.com)
cite-note-el217-9999. ↑ Eliade 2010, pp. 217-235.
cite-note-100100. ↑ Padoux 2011, p. 96.
cite-note-101101. ↑ Lett.: "purificazione degli elementi".
cite-note-102102. ↑ Feuerstein 2011, pp. 70-71.
cite-note-103103. ↑ Feuerstein 2011, p. 216.
cite-note-104104. ↑ Padoux 2011, pp. 97-98.
cite-note-105105. ↑ Flood 2006, p. 135.
cite-note-106106. ↑ Flood 2006, p. 226.
cite-note-107107. ↑ Silburn 1977, cap. III.
cite-note-108108. ↑ Per i significati del termine mwcdklaya, vedi mwcdomwcdslaya, mwcdwspokensanskrit.de.
cite-note-gf-109109. ↑ mwceiGeorg Feuerstein, mwcemTantra. The path of ecstasy, Shambala, 1998, pp. 178 e segg.
cite-note-110110. ↑ Feuerstein 2011, pp. 222-223.
cite-note-111111. ↑ Padoux 2011, p. 137 e segg.
cite-note-112112. ↑ Padoux 2011, p. 142 e segg.
cite-note-113113. ↑ Silburn 1997, p. 92 e segg.
cite-note-114114. ↑ SAUḤ è detto anche mwcfmparābīja ("supremo mwcfqbīja), mwcfuhṛdayabīja ("mwcfybīja del cuore), o mwcfcamṛtabīja ("nettare" dei mwcfgbīja).
cite-note-115115. ↑ Padoux 2011, p. 145-146.
cite-note-116116. ↑ mwcf8Tantrāloka, V.58a.
cite-note-117117. ↑ Così mwcgmLilian Silburn, in Silburn 1997, p. 97.
cite-note-118118. ↑ Flood 2006, p. 27.
cite-note-119119. ↑ Come fa opportunamente notare mwcgoJean Varenne (mwcgsYoga and the Hindu tradition, The University of Chicago Press, 1976, pp. 3-4), l'uso dell'oralità non è spiegabile soltanto in base a motivazioni di natura tecnica o storica: c'è qui la profonda convinzione che la mwcgwparola sia dotata di un potere che la scrittura non possiede.
cite-note-120120. ↑ Eliade 2010, p. 332 e pp. 333-335.
cite-note-121121. ↑ mwchmHeinrich Zimmer, mwchqPhilosophies of India; pubblicato postumo nel 1951. Cfr. Edward Fitzpatrick Crangle, mwchuThe Origin and Development of Early Indian Contemplative Practices, Harrassowitz Verlag, 1994, pp. 5-6.
cite-note-122122. ↑ Di parere simile anche mwchkJean Varenne (mwchoYoga and the Hindu tradition, The University of Chicago Press, 1976, p. 8: «mwchsVedic ideology is actually opposed to yoga as such on many points (and by no means on minor ones)».
cite-note-123123. ↑ Così anche l'archeologo mwch8John Hubert Marshall (1876 – 1958), responsabile degli scavi che nel 1921 portarono alla luce le città di mwciaHarappa e mwcieMohenjo-daro. Cfr. anche mwciiDavid Lorenzen, mwcimEncyclopedia of Religion, vol. 12, Macmillan, 2004, p. 8039.
cite-note-124124. ↑ Eliade 2010, p. 310.
cite-note-125125. ↑ Flood 2006, p. 36.
cite-note-126126. ↑ Giuseppe Tucci, mwci0Storia della filosofia indiana, Editori Laterza, 2005, p. 69.
cite-note-127127. ↑ Eliade 2010, p. 333.
cite-note-128128. ↑ Così Mircea Eliade; in Eliade 2010, p. 336 e p. 337.
Bibliografia
• mwcjcmwcjgBhagavadgītā, saggio introduttivo, commento e note di mwcjkmwcjoSarvepalli Radhakrishnan, traduzione del testo sanscrito e commento di Icilio Vecchiotti. Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1964.
• mwcjwBhagavadgītā, a cura di Anne-Marie Esnoul, traduzione di Bianca Candian, Adelphi, 2011.
• mwcj4(EN) Surendranath Dasgupta, Yoga Philosophy in Relation to Other Systems of Indian Thought, Motilal Banarsidass, 2005.
• mwckaSwami Sivananda, mwckeLo yoga nella vita quotidiana (Yoga in daily life), traduzione di Giuliano Vecchiè. Roma, Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, 1996.
• mwckmMircea Eliade, mwckqLo Yoga. Immortalità e libertà, a cura di Furio Jesi, traduzione di Giorgio Pagliaro, BUR, 2010.
• Mircea Eliade, mwckyStoria delle credenze e delle idee religiose, Vol. II, traduzione di Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni, BUR, 2008.
• mwckgSwami Vivekananda, mwckkJnana-yoga. Lo yoga della conoscenza (The complete works, I), traduzione autorizzata di Lionello Stock. Roma, Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, 1963.
• mwcksSwami Vivekananda, mwckwYoga pratici. Karma-yoga, Bhakti-yoga, Raja-yoga (The complete works, II), traduzioni autorizzate di Augusta Mattioli e Giulio Cogni. Roma, Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, 1963.
• mwck4Georg Feuerstein, mwck8The Encyclopedia of Yoga and Tantra, Shambhala, 2011.
• mwcleGavin Flood, mwcliL'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006.
• mwclqHeinz Grill, mwcluLa dimensione dell'anima nello Yoga, 3ª edizione ampliata, Casa Editrice per le Belle Arti, 2019.
• B. K. S. Iyengar, mwclcCommento agli Yoga Sūtra di Patañjali, a cura di Gabriella Giubilaro, Giovanni Corbo, Agrippina Pakharukova, Edizioni Mediterranee, 2010.
• mwclkGerald James Larson, The Encyclopedia of Indian Philosophies: Vol. 12 Yoga: India's philosophy of meditation, New Delhi, Motilal Banarsidass, 2008, ISBN 978-81-208-3349-4.
• mwclsAndré Padoux, mwclwTantra, a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011.
• André Padoux, mwcl4Mantra tantrici (Tantric mantras), traduzione di Gianluca Pistilli. Roma, Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, 2012.
• mwcmaLilian Silburn, mwcmeLa Kuṇḍalinī o L'energia del profondo, traduzione di Francesco Sferra, Adelphi, 1997.
• I. K. Taimni, mwcmmLa scienza dello yoga. Commento agli Yogasūtra di Patañjali, traduzione di Renato Pedio. Roma, Casa editrice Astrolabio-Ubaldini, 1970.
Voci correlate
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikizionario
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni sullo yoga
• Wikizionario contiene il lemma di dizionario «yoga»
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sullo yoga
Collegamenti esterni
• citereftreccani-ityoga, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-filosofiaYoga, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citereflessico-del-xxi-secoloyoga, in Lessico del XXI secolo, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2013.
• citerefbritannica-com(EN) Yoga-tantra, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefunesco-ich(EN, ES, FR) Yoga, su ich.unesco.org, UNESCO.